di Elena Piva – L’Adige, 24 giugno 2026

Scritto a quattro mani con Thomas Turri, “Il diario di Blaurock” (Edizioni del Faro, 2026) è il noir a sfondo storico dello scrittore e giornalista Enrico Oliari. Ledrense d’origine ma residente a Trento, Oliari ha prodotto «un lavoro storico e al contempo una storia da raccontare» senza discostarsi dalla geopolitica, tematica della quale si occupa ogni giorno. «Nella quale viviamo ogni giorno – afferma – basta andare dal benzinaio o accendere il riscaldamento. Succedeva così anche ai tempi di Riemenschneider, a maggior ragione con la diffusione delle teorie protestanti e del Concilio di Trento». È proprio nei grandi sconvolgimenti di quell’epoca che si inserisce il libro di Oliari e Turri. Un amico comune aveva notato, tempo fa, in un castello della Val Venosta, tre affreschi con figure bibliche richiamanti l’esoterismo.

Incuriositi, i due hanno avviato le prime ricerche. «Bartlmä Dill Riemenschneider è stato uno dei principali interpreti del Rinascimento del Trentino e del Tirolo meridionale – spiega Oliari – è l’autore della “Stua Granda” al Buonconsiglio, ma tra le piastrelle dell’Antico testamento una si presenta in distonia rispetto alla narrativa: un mercurio che porta in mano un messaggio. Cosa voleva significare? Abbiamo scoperto che era fuggito da Würzburg a causa della Guerra dei Contadini e aveva trovato rifugio dalle nostre parti. Era un anabattista, per lavorare al soldo di nobili e prelati aveva falsamente abiurato. Anabattista era Blaurock (Jörg Cajacob), bruciato vivo a Chiusa. Diverse famiglie furono aiutate a scappare dal leader altoatesino Jackob Hutter. Oggi i discendenti sono in Canada e negli Stati Uniti. “È curioso che il tutto parta dalla nostra regione – sottolinea lo scrittore – il romanzo, nato per riportare alla luce una storia spesso rimossa dalla storiografia postconciliare, corre su due tempi intrecciati, dal diario del predicatore anabattista Blaurock, finito nelle mani di una professoressa austriaca, Marlene, rinchiusa in un convento dopo la perdita della famiglia in un incidente. Al collo del marito, il disegno di Blaurock, simbolo di una setta segreta che tira i fili del mondo e che attraversa i secoli. Così scapperà dal convento per cercare la verità e, con un giornalista investigativo, sarà sempre in fuga, braccata dai sicari dell’Ordine del Trentatré tra i simboli celati nelle opere di Riemenschneider sparsi in regione». Un lavoro di tre anni che ha riportato Enrico Oliari al Salone del libro di Torino, dopo la prima volta nel 2006. «Abbiamo interloquito con lettori di ogni dove – spiega – non è vero che la gente oggi non legge e si dedica solo ai social. Ciò che mi ha colpito è il crescente numero di giovani interessati al libro, vengono alle presentazioni, fanno domande. Chi legge vuole emozionarsi, vuole sognare. È qui che con Thomas abbiamo cercato di mettere assieme olio ed acqua. Io spero che in molti, come noi, vadano nelle chiese e nei musei a ricercare le opere di Riemenschneider. È la nostra storia».

Enrico Oliari, Thomas Turri
“Il diario di Blaurock”, Edizioni del Faro, 2026, pagine 394, euro 19.


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