Prefazione

L’idea di questo romanzo, che mi piacerà chiamare “la ragnatela dei destini incrociati” come spiegherò più avanti, nasce da una passione che accomuna i nostri due autori per eventi storici di una certa importanza, nella cornice dei personaggi chiave che hanno determinato alcuni avvenimenti circostanziati e contestualizzati in una collocazione geografica entro la quale i fatti sono realmente accaduti, da decifrare però attraverso la lente d’ingrandimento della loro spiccata curiosità per i misteri racchiusi nel simbolismo dell’arte e delle storie, laddove tutto sembra e niente è come sembra apparire. In altre parole, i nostri autori sono andati a caccia, come due segugi, di storie misteriose attraverso i molti e preziosi indizi che i simboli, sapendoli interpretare e rimettere in connessione fra loro sulle orme di una pista storica, possono rivelarci.
Il trentino Enrico Oliari (originario di Riva del Garda), con una robusta esperienza nell’investigazione giornalistica nell’ambito della politica estera dei nostri giorni, concretizzatasi da una quindicina d’anni a questa parte dirigendo con svariati collaboratori la testata quotidiana “Ng” (Notizie Geopolitiche), come scrittore ha al suo attivo alcuni saggi di natura storica, oltre ad alcune campagne per i diritti civili, così come l’altro scrittore trentino, Thomas Turri (originario della Val di Non), ha già pubblicato diversi altri racconti e romanzi che esplorano la psicologia e la fragilità dei personaggi mentre affrontano la complessità delle loro storie di vita.
La cosa che ho pensato da subito quando mi è stato proposto di leggere in anteprima Il diario di Blaurock è a quanto sia stato difficile scrivere un romanzo a quattro mani partendo da esperienze e stili diversi, come possono essere differenti fra loro la saggistica, il giornalismo e la narrativa. In realtà, in questo caso, ho preferito chiederlo direttamente ai due autori, i quali mi hanno spiegato che inizialmente si erano suddivisi i capitoli storici (prevalentemente di pertinenza di Oliari) intrecciandoli a quelli contemporanei (con la competenza narrativa di Turri), ma man mano che la stesura dell’opera andava avanti è accaduto spontaneamente che i confini che si erano dati al principio, stabilendo le loro prerogative personali, venissero per così dire superati tramite l’arricchimento di una scrittura effettivamente a quattro mani di tutti i capitoli.
Quest’avventura letteraria, inoltre, ha comportato per la nostra coppia di scrittori un’intensa attività di ricerca storica e artistica a priori sulle tracce dei personaggi chiave e dei luoghi fisici (territoriali) in cui è ambientata la vicenda, sia quella riferita al periodo della Controriforma e del Concilio di Trento, peraltro ricca di particolari e scoperte inedite che potranno incuriosire i cultori della materia, sia quella che va a intrecciarsi a doppio filo rosso con tutte le sue diaboliche conseguenze nella contemporaneità. Non potendo spoilerare nulla del romanzo che andrete a leggere pagina per pagina, mi sia permesso però di sottolineare almeno che se il passato storico reale è determinante per ciò che questa opera ci racconta nei particolari, i suoi esiti si perpetuano inesorabilmente sui personaggi romanzati che prendono vita nei capitoli che raccontano il tempo presente, con capitoli brevi, basati su di una miniera di personaggi storici i cui dialoghi e avvenimenti sono stati romanzati dai nostri autori in un’accezione di verosimiglianza, raccontati con un gusto per il thriller ricco di colpi di scena e sconvolgimenti misteriosi del destino, a cui nessuno dei protagonisti del romanzo, maggiori o minori e buoni o cattivi che siano, può fatalmente sottrarsi una volta manomesso il sigillo proibito del vaso di Pandora.
Ecco perché ho chiamato Il diario di Blaurock la ragnatela dei destini incrociati, senza alcuna evocazione, se non per un riflesso nel titolo, a Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, e questo perché Il diario di Blaurock, se si volesse proprio etichettarlo per forza in un genere di letteratura comparabile, sarebbe semmai più attinente in qualche modo a Il nome della rosa e Il pendolo di Foucault di Umberto Eco, piuttosto che a Il codice Da Vinci e Angeli e demoni di Dan Brown.
Nei personaggi di Il diario di Blaurock, maschi o femmine che siano, anche quando non sembra all’apparenza per i loro modi raffinati e un aspetto invitante, albergano dei mostri predatori assetati di potere, pronti a ogni genere di macchinazione, tradimento e abuso per raggiungere i loro scopi, convinti come sono di avere in mano la golden share dell’immunità delle loro coscienze. Personaggi umanamente mostruosi, che nella loro doppiezza hanno superato qualsiasi vincolo morale e che agiscono nella più assoluta impunità, come i killer per procura e gli assassini, ma che al tempo stesso ostentano innegabili doti artistiche e culturali sopra la media. Detto questo si correrebbe il rischio di banalizzare quest’opera, facendola sembrare simile a tante altre, se non vi avvertissi che con il filo narrativo di questo romanzo i nostri due autori, Oliari e Turri, ci vogliono trasmettere molti elementi di riflessione per una critica feroce delle malefatte del mondo, per esempio quella ammantata di copertura e immunità che per secoli, negli ambienti clericali, ha taciuto sugli abusi sessuali sui minori, sulle punizioni loro inflitte o comunque sui soprusi perpetuati dai potenti di turno su chi vi era loro asservito, così come su tutte quelle altre zone d’ombra della cosiddetta natura umana che sfoga le proprie perversioni usando chi, in condizioni di fragilità, non si può difendere. Proprio come succede in ogni istante a un fragile insetto catturato a sua insaputa e senza che possa in alcun modo ribellarsi alla morte che lo attende ineluttabile nella tela del ragno.
Una riflessione critica che i nostri autori sollevano alzando la voce, senza infingimenti e ipocrisie, scoperchiando con un grimaldello pagina per pagina le tante verità scomode a cui più o meno tutti ci siamo ormai assuefatti, dai miliardi destinati al riarmo europeo e il perpetuarsi delle guerre perché lo vogliono le industrie belliche ai biechi ragionamenti di parte del potere politico a sua volta asservito ai più grandi interessi di un ordine occulto e immarcescibile, che decide il come e il quando di ogni cosa, dal prezzo del pane a quello dell’energia, dagli assetti politici e finanziari degli Stati fino alla futura governance del mondo. È il potere malvagio, dunque, il filo rosso alla base della disamina di questa storia che ci raccontano Oliari e Turri nella cucitura del loro romanzo storico e contemporaneo intrecciato insieme e, almeno per come l’ho interpretato io, la partita resta aperta per un sequel di Il diario di Blaurock II.

Daniela Binello
(Giornalista, collabora con testate nazionali su temi di politica estera).