
Bartlmä Dill Riemenschneider (1500 – 1550). Originario di Würzburg, si trasferì in Trentino Alto Adige Südtirol in seguito alla Rivolta dei contadini che investì l’Impero e nella quale fu coinvolto suo padre, il noto intagliatore Tilman.
Secondo alcuni storici avrebbe anche frequentato la bottega di Albrecht Dürer, mentre in Trentino Alto Adige Südtirol fu subito apprezzato come pittore dalla nobiltà tirolese e dal clero, che lo incaricarono della realizzazione di numerose opere in chiese, castelli e palazzi nobiliari.
Tra il 1530 e il 1536 fu attivo presso la corte di Bernardo Clesio a Trento, e ben presto divenne uno dei principali esponenti del Rinascimento locale. Venne inoltre a contatto con Dosso Dossi e il Romanino, che nello stesso periodo stavano lavorando nel Castello del Buonconsiglio.
Vicino al movimento degli Anabattisti, fu per questo coinvolto in un procedimento giudiziario nel 1528, e abiurò. Tuttavia un rapporto di polizia del 1548 indicò incontri segreti di anabattisti presso la sua casa di Bolzano.
(Bartlmae Dill Riemenschneider: Crocifissione, 1533 – Castello del Buonconsiglio, Trento). Autoritratto inserito nel contesto dei personaggi dell’opera. Foto: Enrico Oliari).

Blaurock. Vero nome Jörg Cajacob, conosciuto anche come Jörg vom Hause Jakob (1491 – 1529). Era svizzero, e il soprannome con il quale era noto era dovuto al mantello blu che soleva portare. Fu sacerdote cattolico, ma poi aderì alle teorie riformatrici e quindi all’Anabattismo. Si fece ribattezzare da Grebel e a sua volta ribattezzò altri, ma poi venne arrestato e perseguito insieme a Felix Manz. Scappò in Alto Adige, dove diffuse l’Anabattismo specialmente in Val Venosta, fino ad essere arrestato e rinchiuso in castel Submmersberg, per poi essere arso vivo a Chiusa il 6 settembre 1529.
(Castel Summersberg, Gudon – Gufidaun, dove venne richiuso Blaurock nel 1529. Foto: Enrico Oliari).

Zaffetta. Il vero nome della celeberrima cortigiana veneziana era Angela Del Moro era dovuto al lavoro del padre che era un poliziotto, uno “zaffo”. Considerata bellissima e affascinante, era come le cortigiane non una meretrice di strada, bensì “honorata”, colta e ricca. Per lei persero la testa in molti, compreso il Tiziano che la dipinse nuda in Amor sacro e Amor profano, ma anche Paris Bordon la ritrasse in molte sue opere.
Zaffetta fu vittima di un terribile fatto: dopo aver rifiutato una serata di sesso, probabilmente concordata con cadenza settimanale, con il gentil uomo Lorenzo Venier, questa la trasse con l’inganno a Chioggia il 6 aprile 1531, quindi la fece violentare da 31 individui tra cui alcuni religiosi. Per lederne ulteriormente l’immagine Venier diffuse un poemetto in rima, “Il Trentuno della Zaffetta”.
(Tiziano Vecellio, “Amor sacro, Amor profano” (1515). Particolare con ritratto di Angela Del Moro. Roma, Galleria Borghese. Foto: Enrico Oliari).

Luigi Ercole Gonzaga (1505 – 1563). Fu eletto vescovo di Mantova e poi creato cardinale a soli 22 anni. Dal 1540 fu reggente del Ducato di Mantova in nome del nipote Francesco III Gonzaga dopo la morte del duca Federico, ed ebbe modo di distinguersi quale ottimo amministratore. Fu legato al Concilio di Trento, e per prendervi parte fu consacrato vescovo nel duomo di San Vigilio. Nella medesima città morì il 2 marzo 1563 all’età di 57 anni. Fu un buon politico e un generoso protettore di artisti e letterati. Si distinse per essere stato collezionista di preziosi arazzi e di libri antichi.
(Anton Brandl, “Ercole Gonzaga”. Foto: Wikimedia Commons, pd).

Isabella Boschetti (1502 – 1560). Conosciuta come la “Bella Boschetta”, era figlia secondogenita di Giacomo Boschetti, conte di San Cesario, uomo di corte e d’armi dei Gonzaga valorosamente battutosi a Fornovo e di Polissena Castiglioni, sorella di Baldassarre Castiglione. Fu notoriamente la favorita di Federico II Gonzaga, marchese e primo duca di Mantova. Nel 1514 fu sposata da un nobile cortigiano del marchese Francesco II, Francesco Cauzzi Gonzaga di Calvisano, ucciso in circostanze misteriose.
Per lei il marchese Federico fece erigere da Giulio Romano, intorno al 1525, Palazzo Te fuori dalle mura di Mantova, che divenne luogo dei suoi svaghi e di ricevimenti per ospiti illustri. Nel 1517 Anna d’Alençon, fautrice del matrimonio della figlia maggiore Maria Paleologa con Federico II Gonzaga, venne accusata di aver tentato di avvelenare Isabella a causa del fallito matrimonio della figlia.
Isabella Boschetti si risposò nel 1542 con il conte Filippo Tornielli.
Fu ritratta da molti artisti, tra i quali Giulio Romano, Tiziano, Correggio.
(Tiziano Vecellio, “Donna allo specchio” (1515). Particolare con ritratto di Isabella Boschetti. Roma, Galleria Borghese. Foto: Wikimedia Commons, pd).

Bernardo Clesio (1485 – 1539). Fu principe-vescovo di Trento, investito rispettivamente da Massimiliano I e creato da Leone X. Uomo colto, esperto di legge e amante delle arti, era in contatto con Erasmo da Rotterdam e si rese partecipe della diffusione dell’umanesimo in Tirolo. Fu consigliere dell’imperatore Massimiliano I e contribuì, in qualità di principe-vescovo e membro della dieta imperiale, all’elezione di Carlo V nel 1519.
Venne creato cardinale da papa Clemente VII a Bologna, nel 1530, e fu tra i papabili alla successione sostenuto dai vescovi tedeschi e dall’imperatore per il conclave del 1534. Nel 1538 Paolo III gli affidò l’amministrazione della diocesi di Bressanone.
Fece ampliare il Castello del Buonconsiglio richiamando importanti artisti come il Romanino e i fratelli Dossi, ma anche Bartlmae Dill Riemenschneider. Riformò inoltre l’architettura urbanistica della città di Trento.
(Bartholomaeus Bruyn, “Il principe vescovo Bernardo Clesio”. Kunshistorisches Museum, Vienna. Foto: Wikimedia Commons, pd).

Cristoforo Madruzzo (1512 – 1578). Fu principe-vescovo di Trento, buon politico e diplomatico. Lavorò al servizio di Carlo V d’Asburgo e della sua idea di Impero Universale, la cui unità derivava dall’appartenenza alla Cristianità. Difese il principato dalle ambizioni dei conti del Tirolo, che volevano espandersi a sud, e nel 1545 venne nominato cardinale da papa Paolo III.
Attivo nel rinnovamento urbanistico e nella logistica per il Concilio di Trento, si impegnò nel tentativo di conciliare le diverse correnti teologiche. Fu anche legato imperale e governatore del Ducato di Milano, poi legato papale e governatore di Spoleto.
(Tiziano Vecellio, “Ritratto del cardinale Cristoforo Madruzzo”, 1552. Museo d’arte di San Paolo, Brasile. Foto: Wikimedia Commons, pd).

Federico II Gonzaga (1500 – 1540). Figlio di Francesco II Gonzaga e di Isabella d’Este, nel 1519 divenne il quinto marchese di Mantova, e per il matrimonio con Margherita Paleologa divenne il ventiseiesimo marchese del Monferrato; dal 1530 venne elevato dall’Imperatore Carlo V al titolo di primo duca di Mantova. Fu anche capitano della Chiesa.
Curiosi gli intrighi relativi al suo matrimonio: fin dalla giovane età era stato promesso in sposo a Maria Paleologa, figlia del marchese del Monferrato Guglielmo IX e quindi discendente degli imperatori bizantini. Non potendo acquisire domini del Monferrato in quanto il futuro cognato Bonifacio IV si era ripreso dai problemi di salute, Federico II fece annullare da papa Clemente VII il contratto matrimoniale, sostenendo che Maria Paleologa e la madre Anna d’Alençon avessero tentato di uccidere con il veleno l’amante del marchese (diventerà duca in seguito), Isabella Boschetti.
A questo punto l’imperatore Carlo V gli propose le nozze con la zia Giulia d’Aragona, figlia di Federico I di Napoli, più anziana di lui (e sospettata di sterilità). Con la promessa di matrimonio sarebbe arrivato anche il tanto agognato titolo ducale. Federico, di fronte alla prospettiva di un matrimonio sterile, prese tempo, ma dopo aver ricevuto il titolo di duca dall’imperatore Carlo V, arrivò la notizia dell’improvvisa morte di Bonifacio IV del Monferrato, causata da una caduta da cavallo. A questo punto si assistette ad un ritorno di fiamma per Maria Paleologa, che tornava ad essere l’erede designata del marchesato piemontese, visto che il successore di Bonifacio, lo zio Giangiorgio, era già seriamente malato e non sarebbe vissuto a lungo.
Federico ruppe così gli accordi matrimoniali per Giulia d’Aragona con l’imperatore, che perdonò l’affronto intascando ben 50.000 scudi d’oro a titolo di riparazione, e si mise all’opera per convincere il papa ad annullare la precedente decisione ed a rendere nuovamente valido il contratto matrimoniale con Maria. Tutti questi intrighi vennero però resi vani dalla morte improvvisa di Maria (15 settembre 1530), avvenuta pochi giorni prima del breve papale che riaffermava la validità del contratto. A questo punto Anna d’Alençon, timorosa che il Monferrato venisse inglobato dalla Francia o dai Savoia, decise di dare fiducia a Federico, offrendogli la mano della sua secondogenita Margherita.
Il matrimonio fu così celebrato il 16 novembre 1531, e nel 1533, alla morte di Giangiorgio, il Monferrato passò alla famiglia Gonzaga dopo l’estinzione della legittima linea ereditaria maschile, ancora una volta con l’avallo di Carlo V, presente a Mantova la seconda volta nel 1532.
Vissero tutti così felici e contenti: Margherita e la madre Anna d’Alençon salvarono il Monferrato, di cui divenne marchese Federico. Questi divenne duca, e salvò la sua relazione con l’amante Isabella Boschetti, per la quale fece costruire Palazzo Te.
(Tiziano Vecellio, ‘Il marchese Federico II Gonzaga”. (Foto: Wikimedia Commons, pd).

Anne de Polignac (1495 – 1554) è stata una nobildonna francese, signora di Randan e Beaumont. Era figlia e unica erede di Jean de Polignac, visconte di Polignac, e di Jeanne de Chambes, figlia di Giovanni II di Chambes. Anne sposò in prime nozze il condottiero Charles de Bueil, morto nella battaglia di Marignano del 1515, dal quale ebbe un figlio, Jean VI de Bueil. Divenuta vedova a 19 anni, Anne de Polignac si risposò il 5 febbraio 1518 con Francesco II de La Rochefoucauld, conte di La Rochefoucauld, principe di Marcillac, barone di Verteuil.

Claude de La Guiche. La data di nascita è incerta, mentre quella della morte è il 9 aprile 1553 a Roma. Vescovo di Agde e in seguito vescovo di Mirepoix. Apparteneva alla casata dei La Guiche. Era figlio di Pierre, signore di La Guiche e Chaumont, e ciambellano del re. Fu successivamente priore di Losne e Saint-Pierre de Mâcon, e abate di Beaubec e Hautecombe. Claude de La Guiche fu nominato vescovo di Agde dopo la morte di François Guillaume de Castelnau de Clermont-Lodève.
Partecipò al Concilio di Trento con altri vescovi, ma il re lo richiamò immediatamente al suo arrivo. Temendo l’ira del re, fuggì e i legati del Concilio dovettero scrivergli chiedendogli di tornare. Poco dopo fu nominato vescovo di Mirepoix.
Nel 1552 fu nominato ambasciatore francese presso la Santa Sede da Enrico II di Francia, incarico che mantenne fino alla sua morte.
